ANIApedia
Centro di documentazione sulla sicurezza stradale

INCIDENTI IN ITALIA.

INCIDENTI STRADALI 2018: 
meno MORTI (-1,6%) MENO INCIDENTI (-1,5%) E FERITI (-1,7%) 
ancora lontano l'obiettivo europeo 2020

MORTI:

Aumentano i giovani tra i 15 e i 19 anni (+25,4%) i ciclomotoristi (+17,4%) e i pedoni (+1,5%).

Diminuiscono ciclisti (-13,8%), motociclisti (-6,8%), e automobilisti (-3%).

Gli utenti vulnerabili rappresentano il 50% dei decessi. Aumentano le morti sulle autostrade (+10,5%), diminuiscono in città (-4,4%) e sulle strade extraurbane (-1,2%) Diminuiscono le sanzioni per le violazioni del Codice della Strada. Mobilità in lieve ripresa.

 

Roma, 25 luglio 2019 – Italia 2018. 

Sulle strade italiane diminuiscono i morti (3.325 contro i 3.378 del 2017: -1,6%), gli incidenti (172.344 rispetto ai 174.933 dell’anno precedente: -1,5%) e i feriti (242.621, erano 246.750 nel 2017: -1,7%). Il tasso di mortalità stradale passa da 55,8 a 55,0 morti per milione di abitanti tra il 2017 e il 2018 e le vittime della strada diminuiscono del 19,2% rispetto al 2010.

I costi sociali dell’incidentalità stradale sono stimati pari all’1% del PIL nazionale. E' il quadro restituito dal Rapporto ACI-ISTAT, che registra per il 2018 un aumento delle vittime delle categorie vulnerabili, in particolare tra i pedoni e una riduzione media annua del numero di vittime sulle strade del nostro Paese ancora lontana dall'obiettivo europeo di dimezzare le morti sulle strade entro il 2020. "Il quadro dell’incidentalità stradale negli anni recenti riflette una diffusa situazione di stagnazione, con un arresto nei guadagni in termini di vite umane” ha affermato Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Istat. “Per monitorare il fenomeno e fornire un utile supporto alle decisioni, sarà necessario intensificare gli sforzi, anche in vista dei nuovi target per la sicurezza stradale previsti nell’agenda 2030. Gli obiettivi saranno basati su indicatori di prestazione riferiti a diversi ambiti, tra i quali velocità, infrastrutture, uso dei sistemi di protezione e distrazione alla guida. Inoltre, per venire incontro alle esigenze informative future, l’offerta di dati e strumenti di analisi dell’Istat è stata arricchita anche dalla nuova frontiera delle statistiche sperimentali; di recente pubblicazione sono i nuovi indicatori di incidentalità stradale basati sull’utilizzo di Big Data".   

 

Chi?

I giovani tra i 15 e i 24 anni e gli anziani tra i 70 e i 74 anni sono le prime vittime mentre il numero di bambini rimasti vittime dell'incidentalità stradale è in diminuzione. Le fasce d’età più a rischio risultano i giovani tra 15 e 24 anni (413 morti: 12,4% del totale; 70,2 decessi per un milione di residenti) e gli anziani tra 70 e 74 anni (222 morti: 6,7% del totale; 78,4 decessi per un milione di residenti).

Per gli uomini si rilevano picchi in tre fasce d’età: 40-44 (200 morti), 20-24 (197), 55-59 (194). Per le donne frequenze maggiori per le età 70-84 (179). Nel 2018 si sono registrate 9 vittime in meno tra i bambini da 0 a 14 anni (34 rispetto ai 43 dell’anno precedente: -20,9%), sebbene sia ancora lontano l’obiettivo “vision zero” stabilito dal Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2020.

Tra tutti i conducenti coinvolti in incidenti, è particolarmente alto il numero di quelli tra i 40 e i 49 anni (21%), seguiti dai giovani tra i 20 e i 29 anni (19%) ma si registrano proporzioni elevate anche tra i più anziani (8% con età 70 anni e più). Rispetto ai patentati la probabilità di essere coinvolti in un incidente è più elevata nei giovanissimi, mentre decresce a partire dai 25 anni.

 

Aumentano pedoni e ciclomotoristi; diminuiscono motociclisti e ciclisti.

L’aumento dei morti ha riguardato, in modo particolare, ciclomotoristi (108; +17,4%) - che si confermano tra  le categorie più a rischio - e pedoni (609; +1,5%). Nel complesso, gli utenti vulnerabili rappresentano circa il 50% dei decessi (1.621 su 3.325). 

Nel 2018 si sono registrate 1.420 vittime tra conducenti e passeggeri di autovetture (-3%), 685 tra i motociclisti (-6,8%), 219 tra i ciclisti (-13,8%). 

 

Confrontando i dati con quelli raccolti nel 2001 e nel 2010, emerge che le categorie maggiormente penalizzate sono quelle dei ciclisti (-40,2% dal 2001, -17,4% dal 2010) e pedoni (-41,0% dal 2001, -1,9% dal 2010). La classe di utenti che registra una percentuale maggiore in termini di riduzione di mortalità negli ultimi 18 anni è quella degli automobilisti (-63,1% dal 2001 e -22,1% dal 2010).

 

Rispetto alla cittadinanza, dato disponibile a partire dal 2016, si nota che sono circa 21mila (7% sul totale) i conducenti stranieri coinvolti, il 75% uomini e il 25% donne. Le cittadinanze maggiormente rappresentate sono Romania, Albania e Marocco, che sono anche le nazionalità con le quote più consistenti di residenti in Italia. Tra i cittadini degli altri paesi sono annoverati anche Egitto, Moldavia, Germania e Perù. I veicoli occupati sono autovetture (63,0%), biciclette (12,2%), autocarri (9,2%) e motocicli (9,1%), altro (6,6%). 

 

Dove?

Aumentano i morti sulle autostrade, diminuiscono in città e sulle strade extraurbane.

Nel 2018 è diminuito il numero di incidenti su strade urbane (126.701; -2,9%) e autostrade (9.372; -0,2%), mentre è aumentato sulle extraurbane (36.271; +3,4%). In città e in autostrada sono diminuiti anche i feriti (169.573 e 15.440 rispetto a 174.612 e 15.844 del 2017, pari a -2,9 e -2,5%). Crescono (+10,5%) i morti su autostrade (i 43 morti di Genova sul Ponte Morandi sono compresi nella statistica), mentre scendono quelli all’interno dei centri abitati (-4,4%) e sulle strade extraurbane (-1,2%).

 

L’indice di mortalità continua a essere più elevato sulle strade extraurbane - 4,4 decessi ogni 100 incidenti - si attesta a 3,5 sulle autostrade mentre è pari a 1,1 sulle strade urbane (rispettivamente 4,6; 3,2 e 1,1 nel 2017). Gli incidenti si verificano lungo un rettilineo nel 45,5% dei casi sulle strade urbane e nel 54,1% sulle extraurbane. In ambito urbano gli incidenti che si verificano in corrispondenza degli incroci rappresentano il 41,5% del totale, in curva il 6,8% e nei pressi di una rotatoria il 5,0%. Lungo le strade extraurbane, oltre all’alta percentuale di sinistri su rettilineo, il 22,4% degli incidenti si verifica in curva e il 17,8% in corrispondenza di un incrocio.

 

Perche?

Prime cause: distrazione, mancata precedenza e velocità elevata 

Distrazione, mancato rispetto della precedenza o del semaforo, velocità troppo elevata si confermano, anche nel 2018, le prime tre cause di incidente (complessivamente il 40,8% delle circostanze). 

Tra le altre cause più rilevanti: distanza di sicurezza (20.443), manovra irregolare (15.192), comportamento scorretto verso il pedone (7.243) o del pedone (7.021), presenza di buche o ostacoli accidentali (6.753): rispettivamente il 9,2%, il 6,9%, il 3,3%, il 3,2% e il 3,1% del totale. Sulle strade urbane la prima causa di incidente è il mancato rispetto di precedenza o semafori (17%), seguito dalla guida distratta (14,9%); sulle strade extraurbane la guida distratta o andamento indeciso (20,1%), velocità troppo elevata (14%) e mancata distanza di sicurezza (13,8%).

 

Violazioni principali: velocità, segnaletica, cinture di sicurezza/seggiolini e uso del cellulare.

Nel 2018 le sanzioni per le violazioni al Codice della Strada si sono ridotte complessivamente del 4,4%, (anche a causa della diminuzione dei controlli da parte delle Forze dell’Ordine), le voci principali, oltre al superamento dei limiti di velocità, vedono ai primi posti l’inosservanza del rispetto della segnaletica (365.697; -6,6%), seguita da mancato uso delle cinture di sicurezza e dei sistemi di ritenuta dei bambini (202.941; -0,03%) e uso improprio del cellulare alla guida (136.950; -6,1%). In diminuzione anche le contravvenzioni per eccesso di velocità, (2.513.936; -11,6%). Tra le probabili cause il fatto che, nei mesi di giugno e luglio, il sistema Tutor sia stato inattivo.

 

Quando?

Agosto si conferma il mese più pericoloso, i mesi estivi si confermano il periodo con il maggior numero di incidenti e vittime. Agosto è il mese più pericoloso per il numero di incidenti gravi in tutti gli ambiti stradali (2,7 morti ogni 100 incidenti). Giugno e luglio quelli con più incidenti nel complesso, (rispettivamente 16.755 e 16.856). Gennaio e Febbraio, viceversa, i mesi con il minor numero di incidenti, Febbraio anche con il minor numero di morti. Di notte (tra le 22 e le 6 del mattino) e nelle ore di buio aumentano sia l’indice di mortalità che quello di lesività (rispettivamente morti e feriti ogni 100 incidenti).

 

Guardando alla distribuzione di incidenti e morti per mese di evento, dal 2001 al 2018, si nota una generale regolarità nelle ricorrenze delle punte stagionali, legata ai periodi di maggiore flusso della circolazione.

 

Rispetto all'impatto delle condizioni meteo, si nota che l’83% circa degli incidenti avviene in condizioni di tempo sereno. In caso di pioggia la proporzione di incidenti è più elevata fuori dall’abitato (12,4%) rispetto alle strade urbane (9.5%). Analogamente, gli incidenti segnalati dagli organi di rilevazione in presenza di nebbia, grandine, neve o vento forte sono più frequenti fuori abitato (10,4%) rispetto all’ambito urbano (6,1%). In presenza di pioggia o nebbia, valori particolarmente elevati dell’indice si osservano alle 6 del mattino e alle 12 (4,4 vittime ogni 100 incidenti), ora di punta della giornata per gli spostamenti casa-lavoro; con il sereno l’indice di mortalità è invece più elevato tra l’una e le 6 del mattino (valori compresi tra 4,1 e 5,5). 

 

L’incidentalità stradale presenta dei picchi dal lunedì al venerdì in corrispondenza degli spostamenti casa-lavoro e intorno alle 13, nel fine settimana tra le 11 e le 13 e tra le 16 e le 20. Gli incidenti più gravi avvengono tra l’una e le 6 del mattino e fuori dal centro abitato (9 persone ogni 100 incidenti perdono la vita tra le 5 e le 6 del mattino, 8 all’una di notte).

 

Quali fattori incidono sull'incidentalità stradale?

Diversi i fattori che impattano sull'incidentalità stradale: tra questi figurano sicuramente la mobilità, le percorrenze stradali, il numero di veicoli circolanti e i consumi di carburante.

Aumenta (di poco) la mobilità

In ripresa la mobilità: lo scorso anno le prime iscrizioni di veicoli sono aumentate dell’1% rispetto al 2017, mentre il parco veicolare dell’1,3%. Stabili le percorrenze autostradali: +0,4%, con oltre 84 miliardi di km percorsi.

Aumenta la mobilità attiva, con una forte crescita nell'ultimo bienno di spostamenti a piedi, utilizzo delle bicicletta e della domanda per trasporto pubblico e mobilità condivisa. 

 

Stabili le vendite di benzina. 

Sostanzialmente stabili le vendite di benzina (0,7%), diminuiscono quelle di GPL mentre aumentano del 2,5% le vendite di gasolio: dinamiche che riflettono l'andamento delle percorrenze autostradali. 

 

Invecchiano i conducenti delle automobili 

L'invecchiamento della popolazione impatta anche sui conducenti dei veicoli: emerge, infatti, un marcato aumento del numero di patentati con più di 65 anni di età, che passano dal 13% al 21%. Diminuisce il numero di patentati giovani, soprattutto fino a 24 anni di età.

 

Il dato regionale.

Nonostante il calo delle vittime registrato su scala nazionale (-53 casi), in 12 tra Regioni e Province autonome i morti sulle strada sono aumentati rispetto al 2017. Escludendo le regioni di piccole dimensioni che presentano valori più oscillanti nel tempo, sono Liguria (+42,5%), Calabria (+27,0%), Sardegna (+16,7%) e Lombardia (+14,2%) a far registrare gli aumenti più significativi.

Diminuzioni si rilevano, invece, in Emilia Romagna (-18,0%), Campania (-14,9%) e Puglia (-14,8). Nel 2018 il numero di morti per 100mila abitanti è più elevato della media nazionale (5,5) in 15 regioni (da 5,6 della Provincia Autonoma di Trento a 9,5 della Valle d’Aosta), più contenuto in Campania (3,5), Sicilia (4,2) e Lombardia (4,8) 

Nei grandi comuni italiani (Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania) gli incidenti stradali rappresentano, nel 2018, il 25% del totale in Italia (53.053), le vittime il 13,4% (445) a fronte di una popolazione residente che rappresenta circa il 16%.

 

La situazione nell'Unione europea

In Europa (UE28) continua a calare il numero delle vittime della strada: sono circa 25mila le persone decedute in incidenti stradali, contro le 31mila del 2010, con una riduzione nell'arco di tempo individuato di circa il 21%. Tra il 2017 e il 2018 il numero di vittime diminuisce dell'1% nell'Unione europea e dell'1,6% in Italia. Il tasso di mortalità stradale si attesta a 49,1 nel 2018 nella U28 e a 55,0 in Italia, contro rispettivamente 62,8 e 69,4 nel 2010.Tra il 2010 e il 2018 la riduzione media annua del numero di vittime della strada è stata del 2,8% nella U28 e del 2,6% in Italia: variazioni inferiori a quelle stimate per raggiungere l'obiettivo europeo e dimezzare il numero di morti in incidenti stradali entro il 2020.

Torna all'elenco